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La formazione di sostenibilità per i lavoratori

La formazione di sostenibilità per i lavoratori

Sostenibilità 27 Mar 2026 di Fabio Fantuzzi

Perché un’azienda dovrebbe formare i lavoratori alla sostenibilità?

Sostenibilità’ è un termine molto utilizzato nella comunicazione pubblicitaria, una parola ormai famigliare che corrisponde a qualcosa che qualcuno forse ritiene una semplice moda.

Sebbene la si nomini spesso, sono ancora relativamente poche le persone che hanno una cognizione sufficientemente completa e corretta di cosa significhi. Per molte persone essere sostenibili significa solo fare la raccolta differenziata dei rifiuti. 

La realtà della sostenibilità è cosa ben diversa, e per coglierla è consigliabile portare l’attenzione sull’espressione ‘sviluppo sostenibile’. E’ solo considerando il concetto di modello di sviluppo che possiamo cominciare ad andare al nocciolo della questione, e scoprire che la sostenibilità è una questione davvero molto importante, addirittura esistenziale per il genere umano.

Alla base del concetto di sviluppo sostenibile c’è la constatazione che il modello della crescita infinita che ha dominato la vita economica fino ad oggi è incompatibile col fatto che l’economia ha bisogno di una società, la quale ha bisogno di un ambiente, e questo ambiente, il pianeta Terra, per quanto molto grande, non è infinito e non sono infinite le risorse da esso estraibili

Va inoltre considerato che l’economia capitalistica ha sempre anteposto, e tuttora antepone, le generazione di capitale monetario a tutto il resto. Questo ha fatto sì che nel tempo l’obiettivo della generazione di capitale sia stato brillantemente raggiunto, tanto che oggigiorno i capitali monetari superano grandemente il valore dell’economia reale, ma questo arricchimento del capitale monetario è avvenuto in gran parte a spese di un impoverimento dei capitali sostanziali, cioè ambiente e società

L’abbandono del mito della crescita infinita e del primato assoluto del denaro contrasta i fondamenti e le prassi della vita economica, e questo spiega come mai i chiari segnali lanciati fin dagli anni ‘70 dalla scienza non siano stati sufficientemente  tradotti dal mondo economico e politico in concreti passi nella direzione del cambiamento del modello di sviluppo.

Ma non bisogna mai perdere di vista il fatto che quando si parla di sostenibilità non si tratta, infatti, di salvare il pianeta, come che questo fosse un antagonista del benessere economico. Si tratta di salvare noi e chi verrà dopo di noi. 

Inoltre, per chi proprio non ce la fa a mettere per un attimo in secondo piano il profitto, senza pianeta niente società, senza società niente economia, senza economia niente profitto

La scienza da anni parla chiaramente di prospettiva catastrofica, e la scienza non usa le parole alla leggera, per fare clamore.

Purtroppo al di fuori della comunità scientifica e di un ancora piuttosto piccolo numero di persone informate, il tema è fortemente sottovalutato, se non ignorato.

Posto che per attuare la transizione sostenibile è richiesto il contributo di tutti, cioè istituzioni politiche, mondo economico-finanziario, cittadini e comunità civile, posto che è necessario un cambiamento di mindset e di abitudini e considerato che affinché si attuino questi cambiamenti serve un processo di apprendimento, c’è un notevole vuoto proprio riguardo a questo aspetto educativo.

Certo, da alcuni anni a scuola si parla di sostenibilità, ma per tutta la popolazione adulta questo apprendimento come può avvenire? Chi si sta occupando di educare gli adulti alla sostenibilità? Le istituzioni politiche qualcosa fanno, ma sono solitamente inefficaci. I cittadini interessati e auto motivati per il tema possono accedere con facilità a risorse online per informarsi e formarsi, ma, come detto, sono ancora troppo pochi. 

E se spettasse alle aziende svolgere questo compito educativo nei confronti dei cittadini, che per la maggior parte sono anche lavoratori? Non stiamo parlando di un obbligo di legge da aggiungere ai molti altri che le aziende già hanno e che spesso vengono percepiti come inutile e dannosa burocrazia.

Stiamo parlando di un’opportunità enorme che l’azienda ha per generare valore per gli stakeholder e per l’ambiente, contribuendo alla creazione di una comunità educante, fondamentale per supportare i percorsi individuali di apprendimento e preziosa per stimolare senso di appartenenza.

Un’opportunità per diventare realmente, al di là di slogan di dubbia veridicità, una risorsa per la società, qualcosa che dà più di quanto toglie.

Non va poi dimenticato che se, sensibilizzando e stimolando i lavoratori, riusciamo magari a potenziare la loro capacità di apprendimento, questa stessa capacità potenziata può rivelarsi una risorsa preziosa per gli altri processi di cambiamento e innovazione necessari per il business dell’azienda. Inoltre, ovviamente, se avremo lavoratori sensibilizzati, informati e formati sui temi della sostenibilità, potremo contare su una maggiore collaborazione alla definizione ed al raggiungimento degli obiettivi di miglioramento dell’impatto socio ambientale dell’azienda, che magari potrebbe diventare, se già non lo è, un effettivo fattore critico di successo, o addirittura il principale.

In sintesi, se l’azienda decide di fare formazione di sostenibilità ai lavoratori fa bene all’ambiente, alla società, ai lavoratori e anche a se stessa, diventando leader di quel cambiamento epocale dal successo del quale dipende il nostro futuro.

Come formare i lavoratori alla sostenibilità?

I lavoratori sono prima di tutto esseri umani, e come tali sono soggetti a una serie di fenomeni psicologici che valgono in generale, ma che trovano nel rapporto con la sostenibilità un terreno particolarmente favorevole. Si tratta dei bias cognitivi, un termine con il quale ci si riferisce alle scorciatoie che il cervello adotta per evitare compiti cognitivi gravosi e che, purtroppo, in alcuni casi portano a prendere decisioni apparentemente razionali ma in realtà sbagliate.

Tutto ciò che riguarda la sostenibilità costituisce un compito cognitivo molto gravoso, quindi è da un certo punto di vista normale che le persone cadano più che in altri ambiti negli errori di valutazione, anche clamorosi, cui conducono i bias cognitivi.

Dal momento che il bias cognitivo è infatti un errore, è possibile rendersene conto. Perché questo accada occorre trovarsi di fronte all’evidenza di come stanno veramente le cose, rispetto alla conclusione fallace alla quale si è arrivati a causa del bias cognitivo.

Una formazione di sostenibilità, per produrre effetti non superficiali e effimeri, deve basarsi sulla presentazione della situazione, purtroppo grave, in cui siamo. 

Nell’impostazione di Pragmetica/PMI Sostenibile questa presentazione vuole essere solidamente ancorata a conoscenze scientifiche, a dati, numeri, raffronti, statistiche, proiezioni. Questo passaggio, soprattutto per alcune tipologie psicologiche, può risultare fastidioso, ma non può essere evitato in quanto la motivazione del partecipante a mettere in discussione le proprie rassicuranti credenze ed abitudini per nascere con buone radici ha bisogno a nostro avviso di un confronto ‘duro’ con la realtà. Senza di questo il rischio di ottenere un’adesione superficiale che evapora alle prime frustrazioni o difficoltà.

Lo shock che legittimamente può derivare dal realizzare quanto è grave la situazione in cui siamo non può, e assolutamente non deve, essere il tratto principale dell’esperienza formativa.

Se, auspicabilmente, il bagno di realtà genera qualcosa che assomiglia alla motivazione, questa motivazione va subito canalizzata.

Ecco che il partecipante viene coinvolto in attività esperienziali e ludiche che hanno sempre lo scopo di fornire informazioni e conoscenze, ma attraverso canali diversi, soprattutto rivolgendosi a ‘forze’ diverse che agiscono nell’essere umano. Infine è opportuno fornire indicazioni pratiche riguardo a cosa una persona può fare nel suo quotidiano per migliorare il proprio impatto ambientale e sociale, da subito.

Sulla base della situazione e delle caratteristiche dei partecipanti, può essere utile portare anche quegli elementi di psicologia cognitiva che hanno lo scopo di rendere la persona consapevole di quali sono i meccanismi del cervello che portano all’errore, e come possono essere contrastati o aggirati.

Contenuti della formazione di  sostenibilità 

Gli ingredienti che possono entrare a far parte dell’attività formativa possono quindi spaziare tra i seguenti:

  • i limiti planetari;
  • l’economia della ciambella;
  • la crisi climatica;
  • gli scenari per il futuro;
  • l’Agenda 2030 ed il suo stato di attuazione;
  • la situazione sul piano sociale;
  • il modello di sviluppo capitalistico ed i suoi limiti;
  • la natura sistemica della sostenibilità;
  • il rischio del passaggio improvviso dalla normalità al caos;
  • la centralità dell’impiego di energia e del suo approvvigionamento;
  • l’impronta ecologica delle diverse scelte di consumo;
  • la riduzione dei consumi in termini di volumi materiali;
  • il corretto trattamento dei rifiuti;
  • l’impatto di viaggi e trasporti;
  • sostenibilità a casa propria;
  • l’importanza della riduzione del packaging;
  • lo stile alimentare amico dell’ambiente;
  • valutare la propria impronta di carbonio;
  • valutare le proprie conoscenze in ambito di sostenibilità;
  • dove trovare buone fonti informative sulla situazione del mondo e la sostenibilità;
  • il cervello e l’esposizione ai bias cognitivi;
  • come superare i bias cognitivi riguardo alla sostenibilità;
  • esercitazione d’aula Pacha Mama;
  • esercitazione d’aula Climate Fresk;
  • esercitazione d’aula Fishbanks.

La formazione di sostenibilità oltre l’aula

Un ottimo modo per canalizzare concretamente la motivazione suscitata dalla formazione, attivando allo stesso tempo l’intelligenza collettiva e lo spirito di squadra, è creare uno spazio in cui i lavoratori possono fare proposte per migliorare la sostenibilità in azienda, con la condizione che una o più proposte abbiano la possibilità, con l’approvazione dell’azienda, di essere messe in pratica.

La prima parte di questo processo, cioè la generazione e selezione delle idee, può efficacemente far parte delle attività d’aula.

Conclusioni

Anche se in questi anni bui sembra che la sostenibilità sia passata decisamente in secondo piano, se adottiamo pensiero positivo e fiducia nel futuro, un forte impegno collettivo verso il cambiamento del modello di sviluppo è semplicemente inevitabile.

Un’azienda deve decidere se diventare leader di questo cambiamento, mossa dalla reale concreta volontà di essere da subito un soggetto sociale rigenerativo, che produce per ambiente e società più valore di quanto ne consumi, oppure aspettare che arrivi al riguardo qualche opportunità di mercato o obbligo di legge.

Purtroppo molti elementi fanno già oggi prevedere che la seconda opzione arriverà tragicamente in ritardo, come il chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

L’ottimismo della volontà e della ragione che ci anima non può che farci sperare che succeda di arrivare in fondo a questo articolo a tanti imprenditori che abbiano il coraggio e la responsabilità di agire subito nella direzione indicata: diventare leader della transizione sostenibile, leader del cambiamento epocale dal quale dipende il nostro futuro.

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