Il desiderio più profondo e l’Intelligenza Artificiale

Il paradigma del consumo
Alla base del consumo
Homo è Sapiens proprio perché non si limita al consumo
Qual è il destino di Homo Sapiens?
Il desiderio più profondo
La prima forma di ‘produzione’ di Homo Sapiens
Disintossicarsi dal capitalismo e dal consumismo
La responsabilità di apprendere
Il machine learning e l’apprendimento umano
Il paradigma del consumo
Il modello socio economico in cui viviamo si basa sull’idea di crescita infinita del capitale. Questo richiede una crescita infinita degli acquisti, quindi dei consumi.
Siamo ormai abbastanza abituati a vedere che dietro a questa crescita dei consumi c’è una crescita dell’impatto sull’ambiente, in termini di impoverimento delle risorse non rinnovabili e di crescente inquinamento di aria, acqua e terra. Questa abitudine deriva dal fatto che la misurazione di grandezze planetarie a livello fisico non lascia dubbi sugli effetti e sulla tendenza del fenomeno in atto. Usiamo misurazioni strumentali di qualcosa di inanimato.
Molto minore è la nostra capacità di misurare, e quindi valutare, quale sia l’impatto del consumismo sull’interiorità delle persone. In realtà qualcosa si può misurare, ad esempio la crescita del disagio psicologico e la crescente diffusione delle dipendenze, ma quella che dovrebbe essere una lucida presa d’atto dell’effetto complessivo del consumismo è ostacolata e distratta da ‘controesempi’ di benessere estremo e ostentato, tanto che probabilmente i più sono convinti che quello in cui viviamo sia il migliore dei mondi possibili, visto che ‘qualcuno ce la fa’ a volte anche partendo proprio dalla gavetta e raggiungendo ricchezza, potere, lusso, sfarzo.
Nell’immaginario diffuso a ciò si dà il nome di ‘successo’.
Più potrai consumare, più avrai potere, più sarai felice.
Alla base del consumo
Il neonato ha immediatamente bisogno di respirare, di ricevere calore e poi di cibo, quindi cerca il seno della mamma. Ha assolutamente bisogno, per vivere, di assumere cose dall’ambiente esterno, pena la non sopravvivenza. E’ quindi evidente quanto questo meccanismo del ‘prendere’ dall’ambiente sia profondissimamente radicato dentro di noi, e derivi di fatto dalla evoluzione delle specie, che ci vede come ultimo stadio di un processo che ha prodotto, prima di noi, forme viventi diverse, di cui portiamo ancora tracce dentro di noi.
Questo bisogno di sostanze materiali lo possiamo vedere come una chiara manifestazione della nostra origine animale.
Homo è Sapiens proprio perché non si limita al consumo
Noi Homo Sapiens abbiamo creato la cultura: scienza, religione, arte, tecnologie, sistemi sociali e organizzativi. Quindi l’evidenza mostra che condividiamo con gli animali il fatto di avere bisogni materiali e di consumare, ma diversamente da essi noi siamo anche in grado di produrre, innovare, inventare, creare.
E questa caratteristica è radicata nella nostra capacità di rappresentare mentalmente cose che ancora non esistono. La nostra attività rappresentativa può svolgersi anche senza collegamento con i flussi percettivi, ma in collegamento con un diverso tipo di flusso, immateriale. Un flusso spirituale.
Grazie allo spirito Homo Sapiens è in grado, oltre che di consumare, anche di produrre.
Qual è il destino di Homo Sapiens?

Le Upanishad sono un insieme di testi indiani di carattere religioso e filosofico risalenti ad un periodo che va dal IX al IV secolo a.C.
Un pezzo delle Upanishad recita:
Tu sei ciò che è il tuo desiderio più profondo.
Com’è il tuo desiderio, così è la tua intenzione.
Com’è la tua intenzione, così è la tua volontà.
Com’è la tua volontà, così è la tua azione.
Com’è la tua azione, così è il tuo destino.
L’intenzione è il punto di partenza di ogni sogno.
La penultima frase afferma che il destino (il futuro) dipende dalle nostre azioni. Le azioni della comunità degli Homo Sapiens ci stanno portando, in modo accelerato negli ultimi due secoli, alla distruzione delle condizioni ambientali che hanno reso sin qui possibile, piacevole e piena anche di bellezza la nostra presenza sulla Terra. Seguendo il processo a ritroso vediamo che a un certo punto c’è il desiderio, che genera intenzione.
Osservando la realtà presente possiamo riconoscere che il desiderio prevalente che ha generato l’agire umano è un desiderio di crescenti quantità di ‘cose’ materiali.
Se proseguiamo dando la prevalenza a questo desiderio, il nostro è un destino di catastrofe, privazione, sofferenza, conflitto. E’ la Scienza a dircelo, ormai da più di 50 anni.
Il desiderio più profondo
Ma la prima affermazione è ‘Tu sei ciò che è il tuo desiderio più profondo’. Si nota che mentre i passaggi seguenti riprendono in termini precisi e letterali il concetto della frase precedente (intenzione, volontà, azione), il primo mette in campo ‘il tuo desiderio più profondo’, ma poi riparte dal ‘tuo desiderio’, da cui origina l’intenzione.
Allora la domanda fondamentale suona più o meno così: ‘Che relazione c’è tra i desideri che hanno portato allo sviluppo dell’attuale sistema socio economico e i desideri più profondi’. Una domanda alla quale è impossibile rispondere riferendosi all’intera umanità, ma alla quale è interessante portare attenzione collegandola al proprio personale presente.
La prima forma di ‘produzione’ di Homo Sapiens
In effetti la primissima cosa che possiamo definire ‘umana’ e non animale è il desiderio. Con una precisazione. «Desiderio» deriva dal latino desiderium, vocabolo composto dalla preposizione de e dalla parola sidus, sideris. Mentre il valore di de è molteplice e per questo le interpretazioni etimologiche possono essere più di una, il significato di sidus è uno solo: stella. Il desiderio, dunque, ha a che fare con le stelle.
Anche se oggi usiamo desiderio solitamente in relazione a ‘oggetti del desiderio’ materiali, può essere ispirativo considerare la forma originaria della condizione animica che chiamiamo ‘desiderio’ come una specie di nostalgia delle stelle, essendo le stelle notoriamente associate al mondo dello spirito: ‘la nonna adesso è diventata una stellina, Carletto’.
Quindi nostalgia dello spirito, di una dimensione immateriale, dove vivono gli archetipi e gli ideali, che, si noti, sono un’altra fondamentale e libera creazione di Homo Sapiens (non c’era nessuno a costringerlo, quando è successo…)
Quindi possiamo accarezzare l’idea che il desiderio più profondo di ogni Homo Sapiens sia di ricongiungersi con lo spirito, con una dimensione fatta di Giustizia, Bellezza, Perfezione, e così via. Solo che la maggior parte degli Homo Sapiens a questo desiderio non sono connessi. Diciamo più in generale che siamo troppo poco connessi, e così le intenzioni nascono da desideri molto meno nobili, più materiali, egoistici e, per finire, consumistici.
Disintossicarsi dal capitalismo e dal consumismo
Come ha evidenziato molto bene Matteo Motterlini nel suo recente libro ‘Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai’, stiamo vivendo in un ‘capitalismo limbico’ che soprattutto grazie alle recenti tecnologie informatiche, tende a generare ‘dipendenza’ dalla immediata soddisfazione di stimoli sempre più frequenti e onnipresenti.
Chiaro che in una condizione ‘neurologica’ di questo genere, del ‘desiderio più profondo’ non si trova più alcuna traccia.
Ci siamo fatti prendere da molte cattive abitudini. Possiamo giustificarci pensando che non lo abbiamo deciso noi, nati quando questo sistema era già pienamente consolidato.
Ma il punto oggi sta nel decidere se fare o non fare qualcosa per cercare di modificare il sistema, di superarlo, cominciando dalla nostra condotta individuale.
La responsabilità di apprendere

Lo strumento necessario per svolgere questo compito o, meglio, affrontare questa sfida, è l’apprendimento, e questo strumento ce l’abbiamo. Homo Sapiens anche da adulto ha la capacità di apprendere (sennò non sarebbe Sapiens), ma solitamente la usa molto poco.
L’apprendimento per l’adulto è infatti un’attività estremamente dispendiosa in termini di energie mentali, un’attività che il nostro cervello tende ad evitare, seguendo la sua predilizione per la famosa comfort zone.
Lo strumento quindi l’abbiamo, ma occorre la volontà di utilizzarlo.
Il machine learning e l’apprendimento umano
Come ormai tutti sappiamo, disponiamo oggi di potentissime macchine in grado di apprendere. Per le macchine l’apprendimento non richiede volontà, sono state programmate per svolgerlo e lo fanno. Per l’uomo, invece, come appena detto, la volontà di apprendere è necessaria.
Se torniamo al saggio pezzo delle upanishad, un indistruttibile filo può unire e far dipendere il nostro destino dal nostro desiderio più profondo mentre, siamone certi, il destino che possono procurarci le macchine non ha questo tipo di collegamento.
Allora la cosa da fare da subito, qui e ora, è avere la volontà di apprendere.
E’ grazie all’apprendimento che possiamo superare le nostre cattive abitudini e riuscire a tradurre in azione le nostre aspirazioni. L’apprendimento non richiede denaro, strumenti o tecnologie difficili da ottenere. Ormai le tecnologie ci mettono tutte le conoscenze a portata di mano, di cuore e di cervello. Ma in realtà, per la parte principale dell’apprendimento di cui si sta parlando, non servono neanche le conoscenze, serve solo la volontà.
Lo strumento di lavoro è la nostra vita, la nostra quotidianità, il nostro lavoro, le nostre relazioni, il luogo in cui viviamo, i nostri interessi. Con questo abbiamo tutto ciò che ci serve per entrare in un processo di apprendimento evolutivo o rinforzarlo.
Ma la volontà, quella, ce la dobbiamo e possiamo mettere solo noi, partendo dalle nostre intenzioni, generate dal nostro desiderio più profondo.
Il cambiamento parte dalle intenzioni e diventa reale con le azioni. Inizia oggi il tuo percorso verso un’impresa più consapevole e sostenibile: scopri come PMI Sostenibile può guidarti. Contattaci ora.

